Pensieri di uno Studente

È da veramente tanto tempo che non scrivo, solitamente lo faccio quando sono giù o quando mi succede qualcosa nella vita che ho bisogno di capire, analizzare e comprendere. Ma quest’oggi ho bisogno di rendermi conto di quando tutto intorno a me è cambiato e inoltre, di quanto io sono cambiato. Fino a pochi anni fa non mi era ben chiaro dove volessi arrivare, cosa volessi aspirare, che figura volessi raggiungere all’interno della società sia professionale che comune. Ma probabilmente oggi la risposta che ho raggiunto non mi dà una vera certezza.
Sono uno [tag]studente[/tag] ancora e probabilmente lo sarò sempre ma forse solo quando istituzionalmente non avrò più questa etichetta mi troverò davvero a stravolgere tutto. E alla fine siamo tutti qui a guardarci bene o male intorno, con i nostri notebook, con le nostre manie, con le nostre novità lette su Internet per cercare di ammazzare il tempo o infondo capire dove arriveremo, dove il mondo arriverà. Certo perché, questi non sono dei bei anni, abbiamo tutti un po’ di nostalgia probabilmente di quei tempi dove non avevamo niente ma ci bastava poco per sorridere cosa che oggi non è più possibile, o meglio, lo si fa con una consapevolezza che nella giovane immaturità non ci serviva. E fra le nostre dispense, fra le nostre pagine in bianco e nero, fra i nostri manuali e cartelline, fra le nostre penne e calcolatrici, cerchiamo di imparare per usare, o solo imparare per un esame in meno. In questo paese credo che sia nata ormai una moda, chi si [tag]laurea[/tag] non lo fa solo per passione della [tag]conoscenza[/tag] ma perché vuole o spera di non finire in un ufficio a vita, davanti ad una cassa, o in una fabbrica (come se ci fosse qualcosa di male in questo). Altri invece non vogliono entrare nel mondo del lavoro troppo presto, rallentando quindi questo inevitabile traguardo di vita con la scusa dell’università. Altri magari lo fanno per forza, solo perché sfortunati di avere genitori troppo ambiziosi, che non vogliono avere un figlio diverso dagli altri figli degli altri amici ambiziosi, costretti si al probabile successo dato spesso però dalla raccomandazione non voluta. Ovviamente ci sono anche gli altri che effettivamente amano quel che studiano, pieni di idee, pieni di sogni, che vogliono avere la possibilità di capire qualcosa in più per cambiare le cose, per semplicemente fare qualcosa di buono. E poi ci saranno sicuramente degli altri che non fanno parte di tutte queste categorie ma che comunque sono mossi da un loro motivo. Fin dalle prime sessioni d’[tag]esame[/tag] nasce inevitabilmente il circolo vizioso della [tag]competizione[/tag]. Ammassi di righe con numeri e nomi che entrano in gioco nelle nostre teste, che ci deviano, che ci preoccupano. I nostri amici che magari diventano nemici o concorrenti dei nostri [tag]voti[/tag]. Quanto più (fatemelo dire) stupido meccanismo è questo, che distrugge il vero senso dell’istruzione, che si muta da serio a giocoso. La grossa e lodevole ambizione della laurea a pieni voti, quando magari non si prova nessun piacere in tutto ciò che si ha imparato. Dove tante volte la ricerca della vera felicità ha una risposta in quel opaco pezzo di carta e che in fine non ci dà niente di vero. Innumerevoli frasi che si ripetono, “lo sai di quello che ha preso…”, “non ha studiato niente eppure…”, che continuano a ripetersi trasmutandosi nei mesi fino a diventare piccole leggende metropolitane, nate però da una metropoli di pochi muri di cartongesso. E su via, non datemi solo del cinico perché qualcosa di bello in tutto questo c’è e lo sento. Perché da numeri, da [tag]matricole[/tag], si diventa anche compagni di questa nuova vita, una vita che è comune a tutti e che impariamo a conoscere insieme. Certo, nascono come in tutti gli aggregati di persone i gruppetti di frequentazione, eppure, se potessimo guardarci tutti negli occhi, qualcosa di ancora umano c’è rimasto, la voglia di collaborare, di creare, di raggiungere un qualcosa, di migliorare, il senso comunitario. Noi, piccole e grandi teste che abbiamo imparato anche guardare al di fuori di questo micromondo, mossi dalle nuove scoperte del macromondo, proviamo a volte invidia o solo semplice stupore di quelle altre teste che ci sono arrivate prima di noi. E nel sentirci più piccoli e spesso inutili dobbiamo tenere in mente una cosa; ci sbagliamo… perché infondo quei sconosciuti erano Noi.

Comments (4)

  1. milla wrote::

    Non sai quante volte l’ho pensato anch’io… :) Ma in fondo basta non farsi coinvolgere dalla competizione, basta capire chi ha le tue stesse ambizioni e ricordarsi sempre quali sono i tuoi oiettivi… il lato buono c’è sempre :) In bocca al lupo

    Sunday, July 22, 2007 at 22:47 #
  2. Kelusk wrote::

    Ma si l’ho capito, crepi il lupo comunque! Fortunatamente non sono tipo che sta male per queste cose, io ho solo voluto descrivere questo mondo secondo quello che ho imparato in questi mesi! Ciao

    Monday, July 23, 2007 at 02:42 #
  3. gigicogo wrote::

    Bravo Vibes, devi solo continuare ad avere 1000 dubbi. Valgono più di una sola certezza. Il resto verrà. Con la crescita e la saggezza che è una bellissima cosa, ma ci allontana dall’ingenuità della giovinezza :-) Ciao

    Monday, July 23, 2007 at 16:18 #
  4. Kelusk wrote::

    Ehm… non per tirarmela mah, il post l’ho scritto io. Ma vale lo stesso visto che Vibes si rivede abbastanza su quello che ho scritto!

    Monday, July 23, 2007 at 16:48 #